I. Ubriachi come coboldi [G2]



Tutti i diari

[GRUPPO 2]

PERSONAGGI E INTERPRETI
Marx-Antonio (Andrea) → guerriero del popolo umano
Atelstan (Hamza) → guerriero nobile umano
Duaff (Davide) → chierico nano
Randir (Paul) → mago elfo
[PNG] Ladrus (Riccardo) → ladro halfling
INTRODUZIONE

Cinquecento anni fa nani e gnomi strinsero un patto in cui si sanciva la spartizione di una ricca caverna (La Caverna dell'Eco dell'Onda) che racchiudeva, oltre ad ingenti ricchezze, un incredibile potere magico che squadre di incantatori umani cercarono di canalizzare nel tentativo di forgiare oggetti magici per i possessori della miniera. Le loro intenzioni erano nobili ma la notizia dell'esistenza di tale potere si sparse per ogni dove, finché l'inevitabile disastro non si abbatté sulla vicina città di Phandalin: un gruppo di maghi mercenari e orchi spietati assaltarono il luogo, scoppiò una battaglia e la caverna crollò sotto la furia degli scontri.
Il suo mito sopravvisse per anni, fino a venire lentamente dimenticato.
Cinque secoli più tardi tre nani conosciuti come 'i fratelli Rockseeker' scoprono la mappa per l'accesso alla miniera. Il loro cammino è tuttavia minacciato da un certo Blackspider, misteriosa entità malvagia che governa orchetti e clan di banditi, che si trova sulle tracce dei nani per rubare loro la preziosa mappa. Blackspider non esiterebbe a uccidere i Rockseeker per raggiungere il suo obiettivo.
Ci troviamo nella città di Neverwinter, la città portuale principale del reame. Vi convivono da molto tempo varie razze, in pace e armonia fra di loro.
Taverna del Coboldo Ubriaco. Sera. Gli avventori sono seduti ai tavoli, compresi i nostri cinque protagonisti.
PRIMA SERA
Atelstan, un nobile guerriero dai lunghi capelli mori e dagli occhi castani, entra nella taverna e si guarda intorno. Scorge un altro guerriero, vestito contrariamente a lui in maniera alquanto popolare, e lo apostrofa con tono arrogante: “pare che in questo posto facciano davvero chiunque”.
L'interpellato si chiama Marx-Antonio. Squadra l'umano coi suoi freddi occhi verdi e non esita a rispondere a tono: “il tuo abbigliamento era forse curato un tempo ma ora i tuoi vestiti mi sembrano piuttosto consunti. Direi che neanche tu te la passi troppo bene”. Sorride, accarezzandosi la pelata.
L'espressione di Atelstan si contrae in una smorfia di indignazione. Si volta verso l'oste: “un bicchiere, per favore”.
L'oste si protende al di là del bancone: “e di cosa, di grazia?”, risponde.
Atelstan: “vorrei dell'acqua. Acqua fresca. Vi ringrazio”. Il suo tono è solenne, la postura altera.
L'oste pare perplesso.
Oste (fra sé e sé): “bah, la gente non ci sta più con la testa”. Aggiustandosi i pantaloni, esce barcollando dalla taverna con una caraffa di rame ammaccata che riempie fino all'orlo dal vicino abbeveratoio per cavalli. Torna dentro e la sbatte sul bancone di fronte al nobile, che non si scompone.
Oste: “e tu di che cosa ti occuperesti?”
Atestan: “sono qui per affari, cerco cavalli a basso prezzo”.
O: “ah! cercherò di informarmi, straniero”.
A: “vi ringrazio sentitamente”.
L'oste si allontana, a disagio per l'educazione e la scarsa propensione agli alcolici dell’ermetico cliente.
Il ladro è fuori dalla locandain attesa di qualche ubriacone da alleggerire. Avvista un gruppetto di allegroni e decide di sfilare dei soldi a qualcuno. Riesce ad agguantare un borsellino senza che nessuno se ne accorga. Ci sono dentro delle monete di rame che, sommate, faranno in totale un paio di monete d'oro. Decide di spendere tutto subito per un boccale di birra. L'oste lo serve. Dopo essersi dissetato, il malfattore scorge Atelstan e decide quindi di infilare la mano anche nella sua tasca: ne guadagna 25 monete d'oro, senza colpo ferire.
Randir è un elfo pallido dagli occhi azzurri e i lunghi capelli biondi e lisci. Se ne sta in disparte mangiando dell'arrosto e del pane. È immerso nei suoi pensieri e ha lo sguardo perso nel vuoto.
Marx-Antonio, prima di giungere alla taverna, ha scaricato per ore al porto poi è andato al sindacato. È stata una giornata lunga. Ha bevuto tre birre e ha finito i soldi. Propone all'oste una scommessa: se riuscirà a sputare nel piatto dell'elfo, gli verrà offerta una consumazione. L'oste, anch’egli non del tutto sobrio, accetta con entusiasmo: “ah ah, voglio proprio vedere, ragazzo, gli elfi non mi vanno giù! Ti offro tre boccali della mia birra migliore se ce la fai!”
La prova non riesce e lo sputo finisce sul tavolo.
Randir si alza di scatto e si dirige verso Marx con atteggiamento aggressivo.
L'oste, in maniera davvero poco conforme alla sua etica professionale, istiga i due alla rissa: “elfo, non hai visto? Guarda cosa ti ha fatto! Non reagisci eh? Smidollato!”
Il mago lancia a Marx l’incantesimo “raggio di gelo”, che ha l’effetto di incollare momentaneamente la mano destra del nemico al proprio boccale di birra. Il guerriero, avendo commesso il mago l’errore di avvicinarsi troppo, risponde con un cazzotto che colpisce il malcapitato in pieno viso.
Il mago, frastornato e abbattuto, decide di tornarsene al tavolo. La rissa ha l’effetto di riscuotere l’oste dalla sua euforia alcolica; l’omone dal grembiule macchiato d’olio, impietosito, va a pulire il tavolo con la sua spugna lercia estratta dalla cintola e torna al bancone, in silenzio.
Anche Duaff, un nano dagli occhi e i capelli castani, stasera è alticcio e ciarliero. Si avvicina al nobile e comincia a parlarci. Assiste alla scena e decide di parteggiare per Marx. Alla fine del combattimento, infatti, lo cura con un incantesimo. Marx, Duaff e Atelstan, divenuti compagni di bevuta, si radunano intorno al bancone, cantando canzoni di taverna e parlando allegramente di comunismo.
All’improvviso, però, Atelstan si controlla la borsa e si accorge che mancano delle monete d'oro. Si guarda intorno ma non sa di chi sospettare. L'oste gli chiede cosa ci sia che non va.
Atelstan: “mi hanno rubato tutto... tutto! Erano le mie ultime finanze! Le ultime risorse di una dinastia ormai decaduta...”, e scoppia a piangere.
Oste (dandogli qualche colpetto sulla spalla): “ah, su su, coraggio, accidenti, mi dispiace. Certo, non è che le monete ti servissero molto, dato che bevi solo acqua…”
Atelstan (singhiozzando): “sapete, sono astemio da quando... non bevo da quando mio padre, a seguito di un’ubriacatura, morì cadendo da una torre, quando ero giovane. L’episodio è ancora così vivido nella mia mente... da allora feci voto di non toccare più una goccia d’alcool”.
Tutti i presenti guardano il nobile con gli occhi sgranati, profondamente intristiti dal racconto. L’oste decide di andare a parlare con un mercante di sua conoscenza presente nella sala, per trattare sul prezzo di un cavallo. La sua intenzione sarebbe quella di regalarlo al buon Atelstan, per tirargli su il morale.
Il ladro, nel frattempo, tenta di approfittare anche del già bistrattato elfo rubandogli delle monete: ci riesce. D’altra parte, nonostante non sia minimamente pentito di averlo derubato, gli dispiace per la faccenda dello sputo e decide di vendicare l’offesa subita dal povero mago. Si dirige verso il gruppetto intimando il guerriero del popolo di scusarsi.
Ladro: “come vi permettete di prendervela con un povero elfo?”. Per tutta risposta, gli altri scoppiano a ridere.
Randir, ancora umiliato e ferito nell'animo, prova a spalleggiare il ladro, gridando al gruppetto: “ma insomma, che problemi avete?”. Altre risate in risposta. Il mago ci rinuncia e sceglie di andare a pagare per poter finalmente ritirarsi nella propria stanza. Si accorge però di essere stato derubato. A quel punto, sempre più spaesato, tenta la fuga; l'oste tuttavia se ne accorge e lo afferra per la collottola prima che raggiunga la porta, intenzionato a fargliela pagare.
Un altro nobile avvolto da un lungo mantello, alto e imponente, blocca il ristoratore assicurandogli che salderà il debito del tapino, invitando quindi il mago al suo tavolo: “accomodati insieme a me e al mio amico: abbiamo visto quello che hai fatto e forse possiamo aiutarti.” Randir accetta l'invito. I due si siedono vicino a un nano dal naso paonazzo e l’espressione gioviale di nome Gundren.
Gundren (a Randir): “mi sei piaciuto, elfo, vorrei offriti un lavoro che...”
R: “accetto”.
G: “oh... oh, bene, discuteremo poi con estrema calma del tuo onorario allora!”
Marx sta conducendo una sconnessa discussione coi due nuovi compari sui rialzi del prezzo del grano. Il chierico, non totalmente attento, ha seguito gli spostamenti di Randir e si è accorto che il nano con cui sta parlando è suo cugino Gundren. Si avvicina anche lui al tavolo.
Gundren (con voce impastata): “Duaphffh, da quanto non ti vedo! Eh eh oh oh! Ma insomma, che mi avete combinato al mio amico? Tu hai sempre avuto dei problemi con gli elfi, del resto, non è vero?”
Duaff: “sai com’è, ho esagerato con la birra... uno sfottò tira l’altro e…”
Gundren: “coraggio, almeno tu, chiedi scusa...”
Duaff: “va bene, però in cambio voglio da bere!”
Gundren: “oh oh, vecchio ubriacone! Oste, presto, un’altra pinta! Eh eh eh”.
Il ladro, avvicinatosi anche lui alla tavolata di soppiatto, prova a derubare il nobile col mantello, di nome Sildar. Questi se ne accorge e gli afferra il polso, rivolgendogli uno sguardo minaccioso.
Gundren: “ma chi abbiamo qui? Che sia lui il responsabile dei furtarelli della serata?”
Sildar fa svuotare il borsello al ladruncolo e la verità viene a galla. Gundren costringe il malvivente a restituire tutto il bottino agli avventori, intascandosi le monete in esubero prima appartenenti al furfante.
Atelstan fa per sferrare un pugno al ladro ma Sildar lo blocca: “hai tutte le ragioni per essere arrabbiato ma la sua abilità sicuramente ci serve.”
Si avvicina anche Marx-Antonio, la cui arringa sui prezzi del grano proseguiva oramai inascoltata.
Gundren a questo punto spiega di essere disposto a pagare ad ognuno 10 monete d'oro in cambio del trasporto di un carro in un negozio di Phandalin. Il carro deve essere riconsegnato integro: qualsiasi perdita andrà risarcita. Troveranno l'attrezzatura nella stalla, dal momento che lui e Sildar andranno a dormire a breve e partiranno molto presto il mattino seguente per via di alcuni affari. Si offre anche di pagare le loro eventuali consumazioni: il gruppo è suo ospite.
Atelstan: “io però vorrei un destriero, unica cavalcatura che si addica al mio nobile portamento”.
L’oste, che stava origliando la conversazione, si avvicina a Gundren e gli sussurra qualcosa nell’orecchio.
Gundren: “orbene, ti sarà dato un cavallo al vostro ritorno: il nostro buon oste ne ha trovato uno a buon prezzo. L’unica condizione è che tu non ferisca il ladro”.
Atelstan annuisce, contrito.
Gundren, con l’ausilio di una mappa, illustra infine il percorso, spiegando che per arrivare a destinazione ci vorranno un paio di giorni. Poi, insieme a Sildar, si ritira al piano di sopra, imitato man mano dagli altri avventurieri.


Commenti

Post più popolari