III. Il dolce canto di Tamburino [Buoni]



[BUONI]

PERSONAGGI E INTERPRETI 
Fedrin (Erica) → Paladino nano 
Mellisan (Simone) → Tiefling warlock 
Greyaxe (Alessandro) → Dragonborn paladino 
Tamburino (Edoardo) → Druido mezz'elfo

Un tonfo. Una nube di fuliggine si leva dal camino. Un nuovo personaggio rotola nella stanza. Si presenta: è un suonatore di tamburello fricchettone di nome Tamburino; stava suonando tranquillamente il djembe nel parco Sempione (a Milano), quando è stato risucchiato dalla solita nebbia, che l’ha condotto fin qui. Lo gnomo, dal canto suo, scivolando ha battuto la testa ed ora si crede un dragonborn. Ci crede così intensamente che ne ha acquisito i poteri, sostituendo addirittura il proprio nome col tamarrissimo appellativo di “Greyaxe”. I tre membri storici della spedizione si guardano intorno: il ladro e la ranger sono spariti. Alice apre la porta di ingresso. Il paese ora è completamente avvolto dalla nebbia. Il nano ritiene che la nebbia vada attraversata; Mellisan è d'accordo. Il paladino ci prova ma la magica bruma lo riporta nella stanza. Il gruppetto si sposta nella sala da pranzo. Tutto è come al solito arredato molto lussuosamente; al centro del soffitto troneggia un lampadario. Sopra un camino di marmo è appeso un dipinto con la cornice di mogano raffigurante una valle alpina. Sulle pareti vi sono dei pannelli che recano intagliate scene di caccia con segugi, aristocratici che inseguono lupi e cervi. Mellisan nota però che i disegni celano forme nascoste: facce ritorte fra gli alberi e mostruose figure nascoste nella vegetazione. La casa sembra abbandonata da poco tempo, tanto ordinati e puliti sono gli ambienti. Nel guardaroba il gruppetto trova delle vesti nere. Fedrin le esamina da vicino e ne strappa una per sbaglio. La rimette a posto facendo finta di niente. Mellisan percepisce un'aura di magia che avvolge ogni cosa indistintamente. Il nano, in via preventiva, intima ai compagni di non sgraffignare nulla, lui proteggerà gli averi dei proprietari di quella casa. L'altro paladino, il novello dragonborn, sfruttando il coraggio e la boria del compagno, gli chiede di andare avanti per primo, cosa che il nano è ben contento di fare. I nostri entrano in cucina. Tutto è disposto ordinatamente: il forno in pietra, il montavivande, un tavolo con sopra tagliere e mattarello, la dispensa. Fedrin chiede a Mellisan di preparare qualcosa per cena. Essendo donna, ritiene che questo sia il suo dovere. La tiefling lo fa ragionare che l'aura della casa è malevola, non bisognerebbe fidarsi. E un paladino dovrebbe percepirlo, peraltro. Entrati nella dispensa trovano del cibo che sembra fresco e intonso. Grey è molto diffidente. Le vivande non sembrano però avvelenate. Ferdrin afferra una mela e le dà un morso. Sul suo volto si legge un certo disappunto: è completamente insipida. La offre alla warlock, che la rifiuta. Rovistando ancora, gli intrusi dell'inquietante magione rinvengono tre boccette. Nessuno riesce a capire che cosa contengano. Nel dubbio decidono di tenerle. Fedrin lascia qualche moneta d’oro sul tavolo in cambio del maltolto. Il secondo piano è più buio del precedente. Accese le torce, appare per prima cosa un caminetto con sopra affisso un ritratto dei coniugi Durst accanto a tre bambini: due erano quelli che hanno accolto i nuovi arrivati all'ingresso, l'ultimo è in fasce ed è guardato con odio dalla madre. “Che graziosa famigliola”, commenta lo gnomo. Appese al corridoio ci sono delle teste di lupo. I pannelli decorativi rappresentano fanciulli danzanti e gioiosi. Anche qui però, ad una seconda occhiata, Mellisan si accorge che i bambini stanno scappando da uno sciame di pipistrelli. Grey ricorda la leggenda di un mostro capace di trasformarsi in lupo e in pipistrello: Strad. Evidentemente gli inquilini della casa sono scappati da qualcosa di molto pericoloso. Uno spiffero proviene dalla scala in marmo rosso. Tamburino prova a suonare qualcosa ma la voce gli si spezza in gola: l'atmosfera è troppo cupa. Al dragonborn tuttavia l'orrendo canto del mezz’elfo piace moltissimo e accenna un balletto. Mellisan riporta i compagni alla realtà: non c’è molto tempo, quel bambino deve essere salvato! Fedrin come al solito parte per primo spianando la strada per la stanza del conservatorio. Gli strumenti, un clavicembalo e un'arpa, sembrano chiamare il bardo. Le tende di garza arredano le finestre. Il lampadario è d'ottone e le sedie addossate alle pareti sono imbottite. Gli intagli ritraggono ballerini ben vestiti sulla mensola in alabastro del camino. In realtà, come al solito, le figure stanno in realtà fuggendo da una minaccia, in questo caso degli scheletri mascherati da giovinetti: vivi e morti sono integrati e mescolati nel disegno, le due categorie si confondono. Il bardo prova a cimentarsi col clavicembalo ma c'è qualcosa che non va quel giorno; la performance è di nuovo terribile. Fedrin è comunque commosso, non si sa se per il piacere o per il dolore alle orecchie. Ci si sposta nella libreria. Sopra il camino si può ammirare il dipinto di un mulino a vento. La libreria è dotata di una scala per raggiungere gli scaffali più alti. Sulla scrivania sono posati fogli, un calamaio e penne d'oca. I tomi sono tutti molto pregiati e vanno dalla narrativa alla poesia alla saggistica. Il dragonborn si mette alla ricerca di un libro che contenga qualche nozione su Strad. Non trova molto. Tutto ciò che concerne la vita dell’oscuro conte prima dell'Evento è stato fatto sparire. Scopre però che la casa è una delle più antiche della zona. In alto c'è uno scaffale che non somiglia agli altri: i libri sono più usati e consunti ed è difficile da raggiungere persino con la scala. Esaminando questi nuovi temi i personaggi si accorgono che gli argomenti trattano di alchimia e di negromanzia ma non riescono bene a capire di quali siano i temi specifici dei vari volumi, redatti in un linguaggio troppo ermetico o troppo arcano, colmi di simboli sconosciuti. Mellisan estrae un tomo consumato rosso dal dorso bianco. Si sente uno scatto, la libreria si apre e rivela una stanza segreta. Prima di entrare la tiefling apre i cassetti della scrivania, trova una chiave in ferro e se la mette in tasca. Grey ricontrolla le pozioni: si accorge questa volta che due sono delle curaferite mentre la terza contiene olio di ricino. Nella stanza segreta vi sono altri tomi di negromanzia, dedicati questa volta al culto di Ozimus. Dopo un esame dettagliato della durata di circa un’ora, il bardo si accorge che si tratta di falsi. Viene trovato un bauletto nascosto sotto cumuli i fogli. È semichiuso. Dalla fessura sporge una mano scheletrica. Fedrin si offre ovviamente di aprirlo. All'interno si trova lo scheletro di un umano rannicchiato con ancora indosso un'armatura; lo sterno è stato trafitto da un dardo. Nella falange sinistra viene trovata una lettera con il sigillo di Strad. La scrittura è fluente. L’autore è dunque il conte, il destinatario il padrone di casa, che Strad definisce un “servo ignobile”, ricordando le sue malefatte (un tradimento e la generazione di un bambino dal grembo di un'altra donna). Il signor Durst, a quanto pare, ha sacrificato molte vite senza il consenso di Strad su un altare nascosto ed è stato da lui rinnegato. Il bardo mette il foglio in controluce e legge ad alta voce delle frasi nascoste: “il tartufo sa di peti” e “il piccante non è un sapore ma una sensazione; una sensazione di merda”. Strad a quanto pare era anche un esperto di cucina. Rovistando nel baule i nostri eroi estraggono delle pergamene di incantesimi e l'atto di proprietà della casa e di un mulino a vento, insieme al testamento firmato di proprio pugno da Gustav ed Elisabeth Durst. Tutti i loro averi sono stati lasciati a Rosvalda e Tordvall. Il gruppetto si sposta nella stanza della servitù. Ritrovano il montacarichi collegato con la cucina e due letti di paglia con ai piedi altrettanti bauli. Alle pareti sono appesi dei grembiulini da domestica. L'azione si sposta al terzo piano. Tutto è più trascurato. I nostri accedono tramite le scale ad una balconata polverosa. Candelabri consunti appesi alle pareti versano in uno stato di abbandono. Tamburino lancia un'occhiata ai soliti pannelli di legno e vi scorge altri disegni nascosti: cadaveri impiccati con dei vermi che salgono dal terreno per mangiarli. Grey è perplesso. Poco dopo lo scalone si erge un'armatura, forse magica. Per vedere cosa succede, il bardo tenta l'ennesima performance col suo tamburello, ancora una volta con scarsissimi risultati. Il gruppo inizia a dubitare delle sue reali capacità musicali. Lo gnomo/dragonborn rompe il ghiaccio e si avvicina all'armatura. Questa si anima e pronuncia le parole: “felloni, assaggerete l'ira di Armando!”. Fedrin non esita ad attaccarla, sferrandole un poderoso colpo di spada. Mellisan fa esplodere il suo incantesimo. L'armatura ferisce gravemente il nano. Il dragonborn fa assaggiare la sua spada al nemico. Fedrin, non lamentandosi nonostante il sangue che gli scorre a fiotti dal fianco, assesta un altro colpo vigoroso. Tamburino usa la sua balestra per finire il nemico, che si accascia senza troppi supplizi. Dopo il combattimento i nostri eroi scendono al piano di sotto, si barricano in una stanza e riposano fino a recuperare tutte le energie.
Che cosa li attenderà al risveglio?

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